Manunta nella storia

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Indice

Cenni sparsi ad alcuni Manunta apparsi qua e la' nel corso degli ultimi secoli

Gli albori: Manunta artisti

  • Nel Bullettino archeologico sardo, ossia Raccolta dei monumenti antichi in ogni genere di tutta l'isola di Sardegna di Giovanni Spano (A.Timon, 1859), si menziona un altare ligneo collocato nella chiesa parrocchiale di S.Pantaleone nella villa di Martis. L'altare riporta un'iscrizione che ne attribuisce la costruzione ad Ambrosio Sole, Ioanne Matheo Manunta, Giorgio Manunta, Ioanne Giorgio Fara, Nicolao Fundone, Luca Doro, Baquis Manca. La costruzione sarebbe stata terminata nel 1595. [1]

Manunta ecclesiastici

  • Nel Dizionario di Erudizione Storico -scolastica da San Pietro fino ai nostri giorni, compilato dal Cav. Gaetano Moroni Romano (secondo aiutante di camera di S.S. Pio IX) e pubblicato dalla Tipografia Emiliana nel 1855, a pag. 213 (vol. LXXIV), viene citato un Antonio Manunta, canonico di Cagliari, nominato Vescovo d'Uselli e Terralba (oggi Ales-Terralba) nel 1644 (e fino al 1663, quando venne succeduto da Giovanni Battista Brunengo).[2]
  • Nel Catalogo della biblioteca sarda del cavaliere Lodovico Baïlle: preceduto dalle memorie della di lui vita (di Pietro Martini, pubblicato nel 1844 per i tipi di A. Simon in Cagliari) viene catalogato un volume intitolato Riflessioni critiche sopra la storia della Sardegna del Gazano il cui autore, Antonio Manunta, visse nel secolo XVIII. Dopo che stette lungamente in Italia e fu vicario generale del Vescovo di Nocera, tornò ad Osilo, sua patria, e fu canonico di quella chiesa collegiata [3].

Diritto di sepoltura nella Chiesa di San Lorenzo martire a Banari

La chiesa di San Lorenzo martire a Banari risale all'XI Sec. Il rettore Gavino Manunta edificò a proprie spese il presbiterio e la cappella dei Santi Martiri Gavino, Proto e Gianuario, acquisendo in tal modo, per se' e per tutta la famiglia Manunta, il diritto sedendi et sepeliendi nella predetta cappella e il diritto sepeliendi tantum nel presbiterio.

Antonio Manunta, teologo

Diverse fonti menzionano un Antonio Manunta, canonico e teologo, vissuto in Sardegna nella prima meta' del XIX Sec. Benche' non sia possibile, al momento, provarlo, si puo' sospettare si tratti della stessa persona:

  • Antoine Claude e Pasquin Valery, nel loro Voyage en Corse. A l'Ile d'Elbe et en Sardaigne, pubblicato a Parigi nel 1837 per i tipi della "Librairie de L. Bourgeois-Maze", menzionano un Antoine Manunta, canonico e filantropo, direttore dell'orfanotrofio di San Lucifero a Cagliari, costruito nel 1827 nei locali dell'antico convento omonimo Trad. It. 1996.
  • Gli Annali dell'Accademia di Agricoltura di Torino" (1840), menzionano un Antonio Manunta, teologo, membro della Reale Societa' Agraria ed Economica di Cagliari[4]
  • Nel Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna, (compilato dal Prof. Goffredo Casalis e pubblicato nel 1849) si cita il caso della Parrocchia di Serramanna in cui il prebendato del teologo Antonio Manunta diede buon esempio di paterna sollecitudine per il vantaggio spirituale e temporale del suo popolo, procurandone l'istruzione per renderlo sempre più morale, più industrioso[5]

Esperienze mediche "particolari"

  • Nel trattato medico A Treatise on Foreign Bodies in Surgical Practice pubblicato nel 1881 da Alfred Poulet, viene citato un medico di nome Manunta, che avrebbe risolto il problema creato da una tazzina da caffe' introdotta nel retto da un giovane studente, frammentandola con un "lithotrite"...[6]. Lo stesso episodio viene citato in vari altri trattati, dove il medico viene chiamato M Manunta (nel Dictionnaire des dictionnaires de médecine français et étrangers del 1841) e M.C. Manunta (nella Revue médicale française et étrangère: journal des progrès de la médecine del 1841, riferendosi ad una gazzetta medica del 1838)
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